Martedì, 23 Luglio 2019, 15:09:33

 

Trulli di Alberobello

 

 

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es. di Tour:    ( 1)   Matera - stop Parco Chiese rupestri - Alberobello - Locorotondo - Ostuni - Matera;

                    ( 2)   Matera - Castel del Monte - Alberobello - Matera;

                    ( 3)   Matera - Alberobello - Martina Franca - Ostuni - Matera;

                    (4)   Matera - Trulli di Alberobello - Grotte di Castellana.  

 

Breve Storia

Una prima antropizzazione dell'area prese avvio solo nei primi anni del XVI secolo su impulso del conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona, figlio di Giulio Antonio Acquaviva caduto nel 1481 nella battaglia di Otranto contro gli ottomani. Andrea Matteo introdusse dal feudo di Noci una quarantina di famiglie di contadini per bonificare e coltivare le terre, con l'obbligo di consegnargli la decima dei raccolti.

 
Trullo Sovrano

Un suo successore, il potente conte Giangirolamo II, detto dagli storici dell'Ottocento il Guercio delle Puglie/Guelfo delle Puglie perché aveva un occhio bendato, nel 1635 al centro della zona eresse una locanda con refettorio, taverna e oratorio che diede avvio all'urbanizzazione della selva con la costruzione di un agglomerato di piccole case. L'abbondanza di materiale, soprattutto pietra calcarea e carsica e sedimentario calcareo, e l'autorizzazione del conte a costruire case solo con muri a secco senza l'uso di malta, che divennero i caratteristici trulli, contribuirono all'espansione dell'agglomerato urbano. L'obbligo di far costruire case solo con pietre a secco fu un espediente del conte per evitare il pagamento dei tributi al viceré spagnolo del Regno di Napoli secondo la Pragmatica de Baronibus, legge in vigore fino al Settecento secondo la quale la costruzione di un nuovo centro abitato comportava in primo luogo il Regio assenso e il consecutivo pagamento dei tributi da parte del Barone alla Regia Corte. Il centro abitato sorse sulle vie dell'antico fiume Cana/Cane, dove ora si trova il largo Giuseppe Martelotta (detto anche largo delle fogge o largo della fiera).[senza fonte]

Alberobello rimase feudo degli Acquaviva d'Aragona di Conversano fino al 27 maggio 1797, quando il re Ferdinando IV di Borbone, che era ospite a Taranto dall'arcivescovo Giuseppe Capecelatro, accolse l'istanza di una delegazione-comitato (costituita dai dottori Giacomo Giuseppe Pezzolla e Martino Lippolis dal capo d'arte Ottavio Ciaccia e dai sacerdoti Vito Fasano, Francesco Cosma Sgobba, Vito Nicola Tinelli e Francesco Martelotta) ed emanò un decreto con il quale elevava il piccolo villaggio a città regia, liberandola dalla servitù feudale dei conti. Il decreto giunse in paese il successivo 16 giugno e fu affisso su un albero di olmo alla vista di tutti[senza fonte]. Il 22 giugno fu eletto come primo sindaco il fisico Francesco Giuseppe Lippolis soprannominato "Orecchie False". Nel 1814 fu istituita la parrocchia e nominato primo parroco don Vito Onofrio Tulio Lippolis. Negli stessi anni Francesco D'Amore costruì il primo trullo a due piani[senza fonte], noto oggi come Casa D'Amore.

Alberobello è l'unico centro abitato nel quale è presente un intero quartiere di trulli. Viene pertanto considerata capitale culturale dei trulli della Valle d'Itria.[9]

Campo di concentramento, transito e internamento di Alberobello la Casa Rossa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la masseria Gigante, che era stata realizzata nel 1887 in zona bosco selva dal sacerdote e brigante don Francesco Gigante (1812-gennaio 1888) con l'intento di realizzarvi un campo per la scuola di pratica di agraria, fu requisita dal governo italiano che la adibì a campo di transito e di internamento. Fu campo di internamento fascista fino ai primi di settembre del 1943, ossia per oltre 3 anni.[10] Questo uso si protrasse anche nel dopoguerra fino al 1949. Dal 1957 al 1972 la masseria fu utilizzata come scuola rieducativa minorile. All'interno c'è una chiesetta dedicata a san Francesco d'Assisi e a santa Chiara d'Assisi con dipinti in gesso del 1948.[11]

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Basilica santuario dei Santi Cosma e Damiano

La chiesa matrice di Alberobello è dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano, patroni dell'abitato. Il loro culto fu introdotto nel 1636 dal conte Giangirolamo II, che ne era devoto a motivo di una grazia ricevuta da sua moglie Elisabetta da Rocca Padula durante la gravidanza con la quale diede alla luce il primogenito, Cosimo. Prima dell'istituzione della parrocchia, la chiesa dipese dalla parrocchia di Noci. Il vescovo di Conversano Gregorio Falconieri la riconobbe come santuario nel 1938, e nel 2000 papa Giovanni Paolo II la elevò a basilica minore.[12]

L'edificio attuale, in stile neoclassico con pianta a forma di croce latina, risale alla fine del XIX secolo. Sostituisce una piccola cappella risalente al 1609 dedicata alla Madonna delle Grazie con sotto l'ossario, ampliata nel 1725, nel 1784 e nel 1852. Il progetto, redatto dell'architetto alberobellese Antonio Curri, nel 1881 ebbe il benestare del parroco Domenico Morea e del consiglio comunale. Il preventivo era di 16.000 lire, la realizzazione costò circa il doppio. I lavori iniziarono nel 1882 e durarono quasi tre anni. La chiesa fu aperta al culto nel 1885 in occasione della festa dell'Addolorata, ma all'epoca la sua realizzazione era largamente incompleta essendo state realizzate solo navata centrale e la facciata. Il braccio sinistro fu completato nel 1948 e il braccio destro nel 1956, mentre la prevista cupola ottagonale non è mai stata realizzata. La facciata presenta due campanili, quello di sinistra con una meridiana e quello di destra con un orologio con numeri romani. La sacrestia già presente dal 1784, agli inizi del Novecento dal nuovo progetto del Curri anche la sacrestia vecchia fu demolita e ricostruita quella nuova e restaurata e completata nel 1968. La chiesa custodisce numerose reliquie: le più celebri sono quelle dei Santi Medici[13][14].

Parrocchia santuario di Sant'Antonio di Padova
 
Chiesa a trullo Parrocchia di Sant'Antonio da Padova opera Don Guanella situato nel Rione Monti - zona Monumentale

La chiesa fu edificata tra il 1926 e il 1927 su un terreno alla sommità del rione Monti per iniziativa del vescovo Domenico Lancelotti. Dal 1945 divenne la seconda parrocchia di Alberobello e dal 1952 è guidata da sacerdoti guanelliani. La singolarità dell'edificio, che presenta una pianta a croce greca, sta nella riproduzione delle fattezze dei trulli che la circondano. Il tetto conico tipico dei trulli si ritrova anche nella cupola, alta 21 metri, e nel campanile altra 18,30 metri. Vi sono ospitate una reliquia di Sant'Antonio di Padova, la statua dello stesso santo "Sant'Antonio dona il pane al povero" opera in cartapesta di Raffaele Carrella (1877-1950) del 1927 portata in Alberobello dal prete Lippolis, quella di Santa Rita da Cascia donata dal devoto Pietro Basile, una piccola statua di San Giuseppe in cartapesta e una in ceramica dell'Immacolata Concezione, in più in archivio la statua della Pietà. Vi sono inoltre un bassorilievo di San Luigi Guanella, opera di Adolfo Ugo Rollo, e un dipinto di San Padre Pio del 1999 del pittore S.Mazzin.

Altre chiese a forma di trullo si trovano a Locorotondo nella frazione di San Marco a alla Selva di Fasano parrocchia dell'Addolorata.

Architetture civili

I trulli

 

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Trullo.
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Trulli di Alberobello
(EN) Alberobello's Trulli
Alberobello BW 2016-10-16 13-43-03.jpg
Tipo Culturali
Criterio C (iii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La storia di questi edifici molto particolari è legata alla pragmatica de Baronibus, un editto del Regno di Napoli del XV secolo che sottoponeva a un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano Acquaviva d'Aragona da 1481, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello con la "domus" estiva che si chiamava Difesa De Le Noci al confine con il territorio del ducato di Martina Franca, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione.

 
Il Trullo Siamese situato nel Rione Monti.

Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola o mezzo cono per la paglia detta falsa cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi che rappresentava come dicono molti il pinnacolo era la firma del maestro trullaro che lo faceva o che restaurava e rappresentava la posa del pinnacolo un momento emozionante, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi profani ma che appaiono soprattutto nel periodo fascista .

 
Retro del Trullo Sovrano.
Trullo sovrano Corte di Papa Cataldo

Il trullo più grande, situato in piazza Sacramento e altro 14 metri, fu fatto costruire nella seconda metà del Settecento dalla famiglia Perta, alla quale apparteneva il primo vicario foraneo di Alberobello, don Cataldo. Per celebrarne il primato nel 1916 gli fu imposto il nome di trullo sovrato da parte del professore alberobellese Giuseppe Notarnicola. Un documento del 1797 attesta che il trullo fu realizzato con l'impiego di malta e pertanto in violazione della prammatica de Baronibus. Fu sede della confraternita del Santissimo Sacramento dal 1826 al 1837, quando venne raffigurato in prossimità dell'ingresso un dipinto del Calvario, di artista ignoto. Acquisito dalla famiglia Sumerano nel 1861, dal 1994, dopo i restauri, è adibito a museo. Durante il periodo estivo, il Trullo Sovrano ospita spettacoli teatrali, concerti di piccole orchestre o formazioni jazz e altri eventi culturali. Molto grande è il seicentesco trullo Paparale, dalla caratteristica cupola a due coni.

Casa Pezzolla Museo del Territorio

In una zona centrale dell'abitato compresa fra il quartiere storico Aja Piccola e Piazza del Popolo dal 1922 sorge il più grande complesso di trulli contigui e comunicanti quindici visitabili ad Alberobello, tra i più antichi dei quali risalgono al XVIII secolo. Tale complesso abitativo, identificato come Casa Pezzolla dal nome degli ultimi proprietari, è stato acquistato dal Comune di Alberobello nel 1986 e restaurato tra il 1993 e il 1997. Il complesso di Casa Pezzolla ospita il Museo del Territorio, un'esposizione museale permanente, divisa in aree tematiche e cronologiche, per fornire informazioni complete riguardanti il territorio ed esposizione di progetti e di concorsi durante l'anno. Nel complesso a trulli si distinguono due tipi di tessuto edilizio: uno che si affaccia interamente su piazza XXVII Maggio 1797 detta l'Aia Grande (ex piazza delle erbe) e, con un effetto prospettico monumentale, si sviluppa su due piani, con facciata alta e stretta sormontata da un timpano triangolare che evidenzia la sezione del tetto a due falde, coperto da chiancarelle. L'altro tessuto rappresenta la parte più antica e risente dell'influenza della zona monumentale dell'Aja Piccola.

fonte wikipedia.

 

 

 

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